Cane: significato e storie di un amico che aspetta

Fido alla fermata di Borgo San Lorenzo, Argo che riconosce Ulisse, Anubi e Cerbero alle porte dei morti: i significati del cane, raccontati una storia dopo l’altra.
Luco di Mugello, vicino a Borgo San Lorenzo, una sera d’inverno del 1941. Carlo Soriani, operaio alle Fornaci Brunori, trova in un fosso un cucciolo ferito e lo porta a casa. Da allora, ogni sera, il cane va ad aspettarlo alla fermata della corriera. Poi, il 30 dicembre 1943, un bombardamento alleato colpisce Borgo San Lorenzo, e Carlo non torna più. Il cane, invece, alla fermata torna ancora. Ogni giorno, per quattordici anni. Si chiamava Fido, e la sua storia dice già molto sul significato del cane.
Che cosa simboleggia, allora, il cane? Prima di tutto la fedeltà, dall’Odissea di Omero fino a una stazione di Tokyo. Poi la protezione: il cane fa la guardia alla casa, e a Pompei lo si scriveva già sulla soglia. Infine, in diverse mitologie, il cane è una guida tra due mondi: Anubi in Egitto, Cerbero in Grecia e Xolotl presso gli Aztechi custodiscono il passaggio dei morti. Compagno dei vivi, il cane veglia anche sui morti.
Storia dopo storia, distinguiamo il racconto dalle interpretazioni che ne sono nate.
La fedeltà che sopravvive al padrone
Tra tutti i significati del cane, la fedeltà è quello che la letteratura racconta da più tempo, e forse il più commovente. E l’Italia ha il suo campione.
Fido, il cane della fermata di Borgo San Lorenzo
Fido era un incrocio di pointer inglese. Il suo padrone, Carlo Soriani, viveva a Luco di Mugello, una frazione di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze. La sera il cane si presentava alla fermata della corriera e aspettava di vederlo scendere. Il 30 dicembre 1943, durante un violento bombardamento alleato su Borgo San Lorenzo, morirono molti operai, e Carlo Soriani fu tra loro.
Da quel giorno, per quattordici anni, più di cinquemila volte, Fido tornò ogni giorno alla fermata, nella vana speranza di veder scendere il suo padrone. Le riviste Gente e Grand Hotel raccontarono la sua storia, e i cinegiornali dell’Istituto Luce la portarono nelle sale. Nel 1957 Borgo San Lorenzo gli dedicò un monumento dello scultore Salvatore Cipolla, in piazza Dante, con una dedica semplice: «A Fido, esempio di fedeltà». All’inaugurazione c’erano la vedova di Carlo e Fido in persona. Il cane morì il 9 giugno 1958 e fu sepolto fuori dal cimitero di Luco, dove riposava il suo padrone. La voce di Wikipedia dedicata a Fido ripercorre tutta la vicenda.
Argo, vent’anni di attesa
Molto prima di Fido, Omero aveva già raccontato un cane che aspetta. Nel libro XVII dell’Odissea, Ulisse torna finalmente a casa dopo vent’anni di assenza, travestito da mendicante. Davanti all’ingresso del palazzo, un vecchio cane giace sul letame, tormentato dalle zecche: da quando il padrone è partito, i servi non si occupano più di lui. È Argo.
Il cane non si lascia ingannare dal travestimento. Troppo debole per avvicinarsi, abbassa le orecchie e scodinzola, un saluto da lontano. Poi muore. Ha resistito quanto bastava per rivedere il suo padrone. La voce di Wikipedia su Argo lo dice in poche parole: Argo rappresenta la fedeltà verso il padrone.
Hachikō, l’akita della stazione di Shibuya

In Giappone, la stessa storia ha un altro nome. Nel 1924 l’akita Hachikō viene adottato da Hidesaburō Ueno, professore di agraria all’Università imperiale di Tokyo. Ogni giorno il cane lo accompagna alla stazione di Shibuya, poi la sera torna da solo ad aspettarlo. Il 21 maggio 1925 Ueno muore all’improvviso. Hachikō continua ad aspettarlo alla stazione per quasi dieci anni, fino alla propria morte, nel 1935.
Nel 1932 il quotidiano Asahi Shinbun racconta la sua storia, e tutto il Giappone la scopre. Lo chiamano Chūken, «il cane fedele». Nell’aprile del 1934 una statua di bronzo viene inaugurata alla stazione, alla presenza del cane stesso: ventitré anni prima di Fido, Hachikō aveva già assistito all’inaugurazione del proprio monumento. La voce di Wikipedia su Hachikō riporta tutte queste date.
Un mercante di Lucca e il suo cagnolino
Anche la pittura ha fatto del cane un segno di lealtà. Nel 1434 il fiammingo Jan van Eyck dipinge il Ritratto dei coniugi Arnolfini, oggi alla National Gallery di Londra. Giovanni Arnolfini era un mercante e banchiere di Lucca, trasferitosi a Bruges. In primo piano, ai piedi della coppia, c’è un cagnolino: vi si legge la fedeltà coniugale. Gli sposi si promettono ciò che il cane dà senza che nessuno glielo chieda.
Cave canem: a Pompei il cane fa la guardia

Oltre a essere fedele, il cane protegge ciò che ama, e i Romani ne hanno fatto un avvertimento.
A Pompei, nella Casa del Poeta tragico, un mosaico all’ingresso mostra un cane minaccioso e due parole latine: Cave canem, «Attenti al cane». Lo scrittore Petronio gioca con questa idea nel Satyricon: entrando nella casa del ricco Trimalcione, il narratore, Encolpio, sobbalza davanti a un cane… che è soltanto dipinto.
L’avvertimento ha attraversato i secoli: lo leggi ancora su tanti cancelli, in latino o in italiano. Quello del guardiano è forse il più concreto dei simboli del cane: veglia mentre la casa dorme.



Il cane che accompagna i morti

Ecco il significato più sorprendente. In molti miti, il compagno dei nostri giorni diventa la guida nella notte della morte. Questi cani hanno un nome dotto: vengono detti psicopompi, perché accompagnano le anime fino al regno dei morti. Un animale psicopompo, quindi, non rappresenta la morte: accompagna il passaggio da un mondo all’altro.
Anubi, il canide nero delle necropoli
Nell’antico Egitto, Anubi è raffigurato come un grande canide nero accucciato sul ventre. Cane o sciacallo? Secondo un egittologo del British Museum, si tratta probabilmente di uno sciacallo. Un’ipotesi per spiegare la scelta: questo animale si aggira di notte intorno alle tombe, e gli antichi Egizi potrebbero averlo associato alla morte.
Anubi diventa il signore delle necropoli e il protettore degli imbalsamatori. Accoglie i defunti e giudica le anime durante la pesatura del cuore. È venerato soprattutto a Hardai, che i Greci chiamavano Cinopoli, «la città del cane». Il suo culto durò dal XXXII secolo a.C. fino a un’epoca compresa tra il IV e il VI secolo d.C.
Cerbero, il cane alla porta degli Inferi
Per i Greci il cane non guida i morti: li sorveglia. Cerbero, figlio dei mostri Echidna e Tifone, fa la guardia al regno di Ade. Il suo compito è doppio: impedire ai morti di fuggire, e impedire ai vivi di venire a riprendersene qualcuno.
Pochissimi sono riusciti a passargli davanti. Eracle lo cattura: è la sua dodicesima fatica. Orfeo lo incanta con la musica per andare a riprendere Euridice. Enea e la Sibilla gli gettano una focaccia che lo fa addormentare. Anche il più terribile dei cani si lascia ammansire.
Xolotl, il compagno dei morti presso gli Aztechi
Dall’altra parte dell’Atlantico, gli Aztechi affidano un compito simile a Xolotl. Questo dio, raffigurato il più delle volte con la testa di cane, accompagna ogni notte il sole nel mondo sotterraneo e guida le anime dei defunti fino al Mictlan, il regno dei morti. Gli studiosi riconoscono di solito nella sua testa quella dello xoloitzcuintle, il cane nudo del Messico. Xolotl è anche la stella della sera.
Egitto, Grecia, Messico: tre civiltà lontane, e la stessa intuizione. Chi ci accompagna di giorno ci accompagna anche di notte. Altri animali hanno avuto questo ruolo di traghettatori: nella tradizione indù è un pesce a guidare l’umanità attraverso il diluvio, come racconta il nostro articolo sul simbolo del pesce.
San Rocco e Guinefort: un cane soccorritore e un levriero santo

Nell’Europa cristiana il cane ha avuto due ruoli inattesi: quello del soccorritore e, in un angolo di Francia, persino quello del santo, a dispetto della Chiesa.
Il cane di San Rocco
Nell’arte sacra, San Rocco si riconosce dal cane che gli sta accanto. Colpito dalla peste, si rifugia in una capanna nel bosco, nei dintorni di Sarmato, lungo il Trebbia. Sgorga una sorgente, e ogni giorno un cane gli porta un pezzo di pane: a mandarlo, probabilmente, era il suo padrone. Quel padrone sarebbe il nobile Gottardo Pallastrelli. Anche in Bretagna, una statua nella chiesa dell’isola di Bréhat mostra il cane che lecca la piaga del santo.
Guinefort, il levriero venerato nella Dombes
Ora una storia francese, e una delle più strane. Intorno al 1250 il domenicano Stefano di Borbone (Étienne de Bourbon) racconta che nella Dombes, vicino a Lione, si venera… un cane. Guinefort era un levriero. Secondo la leggenda, uccide un serpente che stava per mordere il bambino del suo padrone, un cavaliere. Il cavaliere trova il bambino sporco di sangue, crede che il colpevole sia il cane e lo uccide. Poi scopre il serpente fatto a pezzi, e il bambino che si sveglia sano e salvo.
Capito l’errore, il cavaliere seppellisce il levriero e pianta un cespuglio sulla sua tomba. Presto la gente del posto attribuisce al «cane martire» il potere di guarire i bambini. Stefano di Borbone fa dissotterrare e bruciare i resti del cane, insieme al cespuglio. Non serve a nulla: il culto del levriero santo resiste per secoli, fino agli anni Trenta del Novecento.
Il Cane nell’oroscopo cinese
In Cina il Cane è l’undicesimo dei dodici animali dello zodiaco, tra il Gallo e il Maiale. Corrisponde al ramo terrestre Xu. L’astrologia cinese gli attribuisce qualità vicine a quelle che l’Europa riconosce ai cani: sarebbe sensibile all’ingiustizia, intelligente e servizievole.
Cane, simbolo di presenza: il filo che unisce le storie
Se cerchi il significato spirituale del cane, le tradizioni ne danno più d’uno, e si somigliano:
- nei miti egizi, greci e aztechi, il cane veglia sul passaggio tra la vita e la morte;
- nella storia cristiana, un cane nutre San Rocco malato e, nella Dombes, un levriero viene addirittura pregato come un santo;
- nella letteratura e nella storia, da Omero a Borgo San Lorenzo fino a Tokyo, il cane incarna una fedeltà che sopravvive all’assenza, e perfino alla morte del padrone.
Il filo comune? La presenza. Il cane resta quando gli altri se ne vanno. Al di là di queste tradizioni, se un cane ti fa pensare alla gioia, all’infanzia o a un compagno che non c’è più, è una lettura personale, ed è tua. Anche il gatto, suo eterno vicino di casa, ha cambiato significato da un paese all’altro: ti raccontiamo perché il gatto porta fortuna.
Regalare una spilla a forma di cane: a chi e con quali parole
Per chi
Con tutte queste storie alle spalle, una spilla a forma di cane si adatta a tante occasioni:
- un’amicizia di lunga data, in omaggio a Fido, ad Argo e a Hachikō;
- un anniversario di matrimonio, strizzando l’occhio al cagnolino degli Arnolfini;
- una casa nuova, per il cane che veglia sulla soglia;
- una persona nata in un anno del Cane;
- qualcuno che ha appena accolto un cucciolo;
- il ricordo di un amico a quattro zampe che non c’è più, come una guida che resta al tuo fianco.
Per tutte queste occasioni, tra le nostre spille a forma di cane e cucciolo c’è un carattere per ognuno, dal più saggio al più birichino.
Due parole per il biglietto
- «Fedele come Fido.»
- «Sempre qui, anche dopo vent’anni.»
- «Un guardiano per la casa nuova.»
Una spilla a forma di cane da indossare
Una spilla a forma di cane è un piccolo compagno che resta sul tuo cappotto. Tra le nostre spille fantasia, diversi cani e cuccioli richiamano queste storie. Il cane seduto con la testa nera e il fiocco bianco a pois neri, in acciaio dorato, ha tutta l’aria del guardiano saggio. Il cucciolo con la testa antracite, le orecchie blu lavanda e il nasino rosa a forma di cuore parla piuttosto di tenerezza, ed è in acciaio argentato. Il cane bianco e grigio con l’impermeabile col cappuccio e gli stivali, in acciaio dorato, è pronto per una passeggiata sotto la pioggia. Tutte e tre sono spille di bigiotteria con chiusura magnetica.
Sul risvolto di un blazer, su un maglione o su una borsa, un cane si fa notare senza esagerare. E se non hai ancora scelto, altri animali ti aspettano tra le nostre spille animali.
Il significato del cane in breve
Il significato del cane cambia secondo la tradizione, ma ricorrono tre idee principali: fedeltà, protezione e guida tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ecco i suoi volti a colpo d’occhio:
| Tradizione o fonte | Storia o figura | Che cosa rappresenta il cane |
|---|---|---|
| Borgo San Lorenzo (dal 1943 al 1958) | Fido | La fedeltà: quattordici anni alla fermata della corriera |
| Odissea di Omero (libro XVII) | Argo | La fedeltà: riconosce Ulisse dopo vent’anni |
| Giappone (Tokyo, dal 1925 al 1935) | Hachikō | La fedeltà: quasi dieci anni di attesa alla stazione di Shibuya |
| Pittura fiamminga (1434) | Il cagnolino del Ritratto dei coniugi Arnolfini | La fedeltà coniugale |
| Pompei | Il mosaico Cave canem | La protezione della casa |
| Antico Egitto | Anubi | Il signore delle necropoli, che accoglie i defunti |
| Grecia antica | Cerbero | Il guardiano del confine tra i vivi e i morti |
| Aztechi | Xolotl | La guida delle anime fino al Mictlan |
| Europa cristiana | Il cane di San Rocco, il levriero Guinefort | Il soccorso e la guarigione |
| Zodiaco cinese | L’undicesimo segno | Un carattere sensibile all’ingiustizia, intelligente e servizievole |
Domande frequenti
Quante teste ha Cerbero?▾
Dipende dagli autori. Di solito è raffigurato con tre teste, ma le descrizioni antiche variano: il poeta greco Esiodo, per esempio, gliene attribuisce cinquanta.
Che cosa si metteva nelle tombe per placare Cerbero?▾
Secondo la tradizione greca, nella tomba si deponeva una focaccia al miele destinata a Cerbero, accanto all’obolo riservato a Caronte, il traghettatore degli Inferi.
Dove si trova oggi Hachikō?▾
Dopo la sua morte, l’8 marzo 1935, Hachikō è stato imbalsamato: è esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza di Tokyo. I suoi resti sono stati sepolti nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del suo padrone.
Che cosa significa il nome del dio azteco Xolotl?▾
In nahuatl, Xolotl si può tradurre con «gemello», «cane» o «schiavo». Non a caso è anche il protettore dei gemelli.
Quali sono i prossimi anni del Cane nell’oroscopo cinese?▾
Il Cane torna ogni dodici anni. Gli ultimi anni del Cane sono stati il 1994, il 2006 e il 2018; i prossimi saranno il 2030, il 2042 e il 2054.
