Gatto portafortuna: il maneki neko e il gatto nero

Perché il gatto porta fortuna? La zampa alzata e i colori del maneki neko, il gatto nero e il 17, la Festa del gatto, Bastet, Costantino Fortunato e idee regalo.
Il gatto portafortuna più famoso al mondo è il maneki neko, il gattino giapponese seduto che alza una zampa per «chiamare» la fortuna, i clienti e la prosperità. In Italia molti lo conoscono come gatto cinese portafortuna, ma la sua storia comincia in Giappone. E il gatto porta fortuna ben oltre l’Asia: nell’antico Egitto era associato alla dea Bastet, nella mitologia norrena trainava il carro della dea Freyja e in Gran Bretagna un gatto nero che ti attraversa la strada è, per tradizione, un buon segno. Da noi, invece, il gatto nero si è portato dietro per secoli la fama opposta. Tutto dipende quindi dal paese, dal colore e dal gesto. Ecco come leggere questi simboli, da dove vengono e come regalare un gatto portafortuna che abbia davvero un significato.
Il maneki neko, il gatto portafortuna giapponese
Il suo nome significa letteralmente «gatto che invita»: maneki viene dal verbo maneku, chiamare a sé, e neko vuol dire gatto. Lo si vede accanto alla cassa di negozi e ristoranti, quasi sempre in ceramica, a volte con una zampa che si muove su e giù grazie a una piccola pila. La versione dorata che saluta senza sosta è così diffusa nei negozi e nei ristoranti cinesi che da noi viene chiamata «gatto cinese». La statuina, però, è nata in Giappone, nel periodo Edo, ed è per questo che la si chiama anche gatto giapponese portafortuna.
La leggenda del tempio Gōtoku-ji
Il racconto più noto si svolge al tempio Gōtoku-ji, nel quartiere di Setagaya, a Tokyo. Nel XVII secolo, Ii Naotaka, signore del feudo di Hikone, rientrava da una caccia con il falco quando un gatto seduto davanti al portale del tempio sembrò fargli cenno di entrare. Appena si fu messo al riparo, scoppiò un violento temporale. Riconoscente, il signore divenne il protettore del tempio, ricostruito nel 1633 grazie al suo sostegno, come racconta il sito ufficiale del tempio Gōtoku-ji.
Oggi i visitatori vi lasciano migliaia di statuine bianche per ringraziare di un desiderio esaudito. Hanno una particolarità: il gatto di Gōtoku-ji alza la zampa destra e non regge nessuna moneta. Secondo l’insegnamento del tempio, favorisce gli incontri, e sta a ciascuno trasformarli in fortuna.
Altri luoghi rivendicano la nascita del maneki neko, come il santuario di Imado, nel quartiere di Asakusa, sempre a Tokyo. Tra le prime testimonianze scritte c’è la cronaca di Edo Bukō nenpyō (1852); lo stesso anno, una stampa di Utagawa Hiroshige, Jōruri-machi hanka no zu, mostra gatti in ceramica in vendita al tempio Sensō-ji.
Zampa sinistra o zampa destra?
Secondo la lettura più diffusa, la zampa destra alzata attira il denaro e la fortuna, mentre la zampa sinistra attira i clienti e le visite. C’è chi sostiene il contrario, e ci sono anche gatti che alzano entrambe le zampe, per non sbagliare.
Il significato dei colori del maneki neko
In origine erano bianchi o neri; oggi i maneki neko si trovano in tutte le tinte, e ognuna porta con sé un desiderio diverso:
| Colore | Che cosa gli si attribuisce |
|---|---|
| Tricolore (bianco, nero e rosso) | Il più popolare, considerato il più fortunato |
| Bianco | La purezza, la fortuna e la prosperità in generale |
| Nero | La protezione dalla sfortuna e la sicurezza della casa |
| Rosso | La salute; si diceva che tenesse lontane le malattie |
| Dorato | La ricchezza e il successo economico |
| Verde | Il successo negli studi e negli esami |
| Rosa | L’amore e le relazioni, una lettura più recente |

Queste corrispondenze, in parte ispirate al feng shui, cambiano da un venditore all’altro: prendile come un orientamento, non come una regola. In Giappone il gatto che invita ha perfino la sua festa: nel 1995 il Japan Maneki Neko Club ha scelto il 29 settembre, perché la data si può leggere kuru fuku, «arriva la fortuna». E nel 2007 la piccola stazione di Kishi, nella prefettura di Wakayama, ha nominato capostazione una gatta tricolore di nome Tama. Soprannominata il «maneki neko vivente», ha riportato i passeggeri su una linea che rischiava la chiusura.
Gatto nero: porta fortuna o sfortuna?
Risposta breve: dipende da dove sei cresciuta. Il gatto nero che in Italia fa ancora esitare qualcuno è considerato un portafortuna dall’altra parte della Manica.
In Italia, una diffidenza antica
In Europa, a partire dal Medioevo, il gatto nero viene associato alla notte, alla stregoneria e al diavolo. Da qui nasce la superstizione ancora viva: un gatto nero che ti attraversa la strada annuncerebbe una disgrazia, un pregiudizio che l’ANSA definisce «un preconcetto duro a morire». L’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente) promuove ogni 17 novembre una giornata del gatto nero, contro le superstizioni e per la protezione dei gatti neri. La data non è casuale: da noi il numero sfortunato è il 17, non il 13.
Il 17 è anche il giorno scelto per festeggiare tutti i gatti. La Festa nazionale del gatto cade il 17 febbraio ed è nata nel 1990, quando la giornalista Claudia Angeletti propose un referendum tra i lettori della rivista Tuttogatto. Vinse la proposta di una lettrice, Oriella Del Col: febbraio, il mese dell’Acquario e, nella cultura popolare, «dei gatti e delle streghe», e il 17, per sfidare la superstizione. Scritto in numeri romani, XVII è l’anagramma di VIXI, «ho vissuto», e c’è chi ci vede un omaggio alle proverbiali sette vite del gatto.
Nel Regno Unito e in Giappone, un segno di fortuna
In Gran Bretagna, incrociare un gatto nero è considerato piuttosto un buon presagio. A Dictionary of Superstitions, di Iona Opie e Moira Tatem (Oxford University Press, 1989), raccoglie numerose credenze britanniche in questo senso, a volte contraddittorie da una regione all’altra. L’associazione britannica Cats Protection ha perfino creato, il 27 ottobre 2011, un National Black Cat Day, perché i gatti neri dei suoi rifugi aspettavano in media circa una settimana in più per trovare casa. In Giappone, come abbiamo visto, il maneki neko nero si dice che protegga la casa e tenga lontana la sfortuna.
A Ypres, la sfilata dei gatti
A Ypres, in Belgio, il Kattenstoet ricorda una storia più cupa. Per secoli si gettarono gatti vivi dall’alto del campanile del mercato dei tessuti; secondo un servizio della televisione pubblica fiamminga VRT, l’ultimo lancio di gatti vivi risale al 1817, come annotò il primo archivista della città. Dal 1938 il giullare cittadino lancia gatti di peluche, e un grande corteo felino, nato nel 1955, sfila ogni tre anni, la seconda domenica di maggio: il sito ufficiale della sfilata dei gatti ne annuncia la prossima edizione.



Il gatto, animale sacro e portafortuna nella storia
Molto prima delle statuine giapponesi, il gatto aveva già i suoi devoti.
Bastet e i gatti dell’antico Egitto
Nell’antico Egitto il gatto protegge i granai dai roditori ed è associato a Bastet, dea protettrice della casa, delle donne e delle nascite, spesso raffigurata con la testa di gatto. Il suo grande santuario si trovava a Bubastis, nel delta del Nilo. Lo storico greco Erodoto racconta nel libro II delle sue Storie (V secolo a.C.) che, quando moriva il gatto di casa, gli abitanti si radevano le sopracciglia e che l’animale veniva imbalsamato. Al British Museum di Londra, il celebre gatto Gayer-Anderson, un bronzo databile intorno al 600 a.C., rappresenta la dea in forma di gatto seduto.
Freyja, il gatto con gli stivali e le sue radici italiane
Nella mitologia norrena, Freyja, dea dell’amore, viaggia su un carro trainato da due gatti, secondo l’Edda in prosa di Snorri Sturluson (intorno al 1220). Il gatto portafortuna più amato delle fiabe, però, parla un po’ italiano. Prima del Gatto con gli stivali di Charles Perrault (1697), Giovan Francesco Straparola aveva già raccontato, nelle Piacevoli notti (1550-1553), la storia di Costantino Fortunato, un ragazzo povero reso ricco dalla sua gatta. Giambattista Basile la riprese nel Cunto de li cunti con la fiaba di Cagliuso, pubblicata nel 1634-1636. In tutte le versioni, il più giovane dei fratelli eredita soltanto un gatto, e il gatto gli cambia la vita.
Anche oggi il gatto ha i suoi luoghi del cuore. A Roma, in largo di Torre Argentina, i volontari si prendono cura di una colonia felina tra i resti dei templi, nel sito dove fu ucciso Giulio Cesare. E il gatto non è l’unico animale a cui si attribuisce un potere benefico: la coccinella, l’elefante o la tartaruga hanno anch’essi le loro credenze, ed è questo che dà senso agli animali simbolici da portare in una spilla: ognuno porta con sé la propria credenza.
Che cosa simboleggia il gatto oggi?
Al di là della fortuna, il gatto riunisce diversi simboli che si ritrovano da una cultura all’altra:
- L’indipendenza: sceglie i suoi amici, ed è spesso ciò che ammiriamo di più in lui.
- La protezione della casa: un’eredità del suo ruolo di cacciatore di topi nei granai, nelle botteghe e sulle navi.
- Il mistero e l’intuito: animale del crepuscolo, vede nella penombra.
- L’agilità: di chi se la cava in una situazione difficile si dice che cade sempre in piedi, proprio come un gatto.
Ognuno di questi significati può guidare una scelta: un gatto tranquillo per chi ama il suo nido, un gatto nero per chi ride delle superstizioni. È anche un bel modo per scegliere tra le nostre spille a forma di gatto: parti dal tratto di carattere che vuoi regalare.
Regalare un gatto portafortuna
Come il cornetto, piccolo corno che si porta come amuleto, o il quadrifoglio, che si ritiene porti fortuna, un gatto portafortuna è un pensiero delizioso per Natale o per un nuovo inizio: un nuovo lavoro, una casa nuova o l’apertura di un negozio. Perché emozioni davvero, parti dalla persona più che dall’oggetto:
- per un’amica che apre un negozio o si mette in proprio, un maneki neko con la zampa sinistra alzata, quello che attira i clienti;
- per accompagnare un augurio di salute, la tradizione giapponese associa il rosso alla protezione dalle malattie;
- per un’amante dei gatti, un portafortuna da portare addosso invece dell’ennesimo soprammobile;
- e in ogni caso, un bigliettino che spieghi il simbolo.
Se sei ancora indecisa, la nostra guida su come scegliere una spilla da regalare ti aiuta a partire da ciò che lei indossa già.
Portare con sé il proprio gatto portafortuna
Un maneki neko resta sullo scaffale; un gatto che si indossa ti segue ovunque. È questo lo spirito delle spille di bigiotteria di Ma Broche: un portafortuna discreto, sul bavero di un cappotto, su un maglione o su una borsa.

Quanto alle tonalità, il dorato richiama il maneki neko della prosperità, l’argentato accompagna i grigi e i blu dell’inverno, e il color oro rosa scalda un cappotto cammello o una maglia color panna. La maggior parte dei nostri gatti si fissa con un magnete, così il cashmere e la lana sottile restano intatti. Per un effetto più morbido, un gattino su un foulard annodato sta benissimo: segui i nostri consigli per fermare un foulard con una spilla senza tirare il tessuto.
In breve
Il gatto portafortuna per eccellenza è il maneki neko giapponese: zampa destra per la fortuna, zampa sinistra per i clienti e un colore per ogni desiderio. Il gatto nero, invece, è considerato un buon presagio in Gran Bretagna e, nei panni del maneki neko nero, si dice che tenga lontana la sfortuna; la sua cattiva fama in Italia viene soprattutto dalle superstizioni ereditate dal Medioevo, che la Festa del gatto e la giornata del gatto nero cercano di sfatare. Da Bastet a Costantino Fortunato, il gatto resta uno dei simboli più ricchi da regalare o da regalarsi.
Domande frequenti
Dove si mette un maneki neko in casa?▾
La tradizione lo vuole vicino all’ingresso, rivolto verso la porta, visto che il suo compito è «invitare» la fortuna e gli ospiti. In un negozio si mette in vetrina o accanto alla cassa. L’importante è che si veda bene dall’ingresso.
Perché il maneki neko ha un collare rosso con un campanellino?▾
Questo dettaglio risalirebbe al periodo Edo: le famiglie benestanti, per cui un gatto era un lusso, gli mettevano un collare di stoffa rossa con un campanellino, sia per adornarlo sia per sentirlo arrivare. Le statuine hanno conservato questo vezzo.
Che cosa significa la scritta sulla moneta del maneki neko?▾
Sulla pancia si legge spesso il carattere 福, fuku, «fortuna», oppure 開運, kaiun, «la fortuna che si apre». La moneta, un koban, riporta spesso la scritta «dieci milioni di ryō», una somma favolosa nel periodo Edo, come augurio di una prosperità senza limiti.
Quando si festeggiano i gatti?▾
In Italia il 17 febbraio (vedi sopra). Esiste anche una Giornata internazionale del gatto, l’8 agosto, lanciata nel 2002 dal Fondo internazionale per il benessere degli animali (IFAW) e coordinata dal 2020 dall’associazione britannica International Cat Care.
Si può regalare un gatto vero a Natale?▾
Meglio evitare la sorpresa. Adottare un gatto è un impegno di molti anni e deve restare una scelta della persona che vivrà con lui. Per Natale, meglio regalare un simbolo di gatto da tenere sempre con sé.
