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Significato del serpente: guarire, ingannare, rinascere

Di Ma-Broche.fr· 20 ottobre 2026
Significato del serpente: guarire, ingannare, rinascere

A Cocullo la statua di un santo sfila coperta di serpenti, a Roma uno sbarcò sull’Isola Tiberina: cosa significa il serpente, dalla muta all’uroboro.

Il primo maggio, a Cocullo, un paese d’Abruzzo in provincia dell’Aquila, una statua coperta di serpenti vivi esce dalla chiesa. È san Domenico abate, il santo che qui si invoca contro il mal di denti, i morsi dei rettili e la rabbia. Nei giorni precedenti li hanno catturati i serpari, gli uomini del paese che conoscono i rettili; ora la processione si avvia per le stradine del centro storico.

Che cosa significa il serpente, per meritarsi un posto così? Quasi tutto, e il contrario di tutto. Il significato del serpente sta proprio in questa contraddizione. Cambia pelle, e per questo è il segno della rinascita. Avvolto intorno a un bastone, è diventato l’emblema della medicina. Quando si morde la coda, racconta l’eternità. Ma è anche il tentatore della Genesi e il mostro egizio che vuole inghiottire il sole. Pochi animali sono stati tanto venerati e tanto temuti.

Restiamo ancora un momento a Cocullo: la festa racconta già molto di questa doppia faccia.

Cocullo, il primo maggio: i serpenti in processione

La festa dei serpari si tiene il primo maggio dal 2012; prima cadeva il primo giovedì di maggio. A mezzogiorno, dopo la messa, la statua del santo viene portata fuori dalla chiesa di San Domenico, carica di serpi. Ai suoi lati camminano due ragazze in abito tradizionale, con un cesto sulla testa. In paese si conservano ancora un molare del santo e un ferro della sua mula.

Quattro specie di serpenti, nessuna velenosa

I serpari cominciano a cercare i rettili quando la neve inizia a sciogliersi. Li tengono in cassette di legno e li nutrono con topi vivi e uova sode. Le specie sono quattro, tutte innocue: il cervone, il saettone, la biscia dal collare e il biacco. Finita la festa, sono i serpari stessi a riportarli nel loro ambiente naturale.

Prima del santo, una dea

Il rito risale ai culti di Angizia, una dea venerata soprattutto dai Marsi e dai Peligni, antichi popoli italici. Angizia proteggeva dai veleni dei serpenti. Secondo la tradizione, san Domenico si cavò un dente e lo donò agli abitanti di Cocullo: la nuova fede finì per prendere il posto del culto pagano. Oggi la festa è candidata all’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità.

Che animale è, il serpente?

Serpente chiaro acciambellato su una pietra beige, sul bordo di un sentiero di terra, alla luce del giorno
Un serpente chiaro, acciambellato su una pietra calda.

I serpenti sono rettili dal corpo molto allungato, senza zampe visibili. Nel mondo se ne contano più di 3500 specie; secondo la voce francese di Wikipedia dedicata ai serpenti, circa 515 sono velenose. I loro antenati hanno perso le zampe circa 100 milioni di anni fa, adattandosi alla vita sottoterra, in seguito a una serie di mutazioni di un gene dal nome curioso: Sonic Hedgehog.

I giovani serpenti mutano almeno una volta al mese, gli adulti tre o quattro volte l’anno. Prima della muta l’animale cerca un luogo umido, che favorisce il rinnovo della pelle. Poi strofina la punta del muso contro una superficie ruvida. Lì, sul muso, la pelle si fende, e in pochi minuti il serpente ne esce. In un animale sano la pelle si stacca in un solo pezzo: resta a terra come una copia vuota del suo corpo.

Il serpente non ha palpebre, quindi i suoi occhi restano sempre aperti. La lingua biforcuta cattura particelle nell’aria e le porta all’organo di Jacobson, che le analizza. Alcune specie percepiscono perfino il calore delle prede, grazie a piccole fossette sensibili agli infrarossi. Occhi che non si chiudono mai, una lingua che saggia l’aria, un corpo che si rinnova: si capisce perché gli esseri umani lo abbiano guardato con un misto di paura e fascino.

Il serpente che guarisce: da Epidauro all’Isola Tiberina

Serpente verde avvolto intorno a un ramo di legno, appoggiato su un tavolo di legno chiaro
Un solo serpente, intorno a un ramo.

Nel 292 a.C. Roma era colpita da una pestilenza. Alcuni funzionari romani si recarono a Epidauro, in Grecia, per visitare il tempio di Asclepio, il dio greco della guarigione, che i Romani chiamavano Esculapio. Racconta la tradizione che un serpente, simbolo del dio, si allontanò dal tempio e salì sulla nave romana. Arrivato a Roma, il rettile scese sull’Isola Tiberina e vi si stabilì. Lì fu costruito un tempio a Esculapio, e si dice che la peste svanì.

All’isola fu data la forma di una nave, di cui oggi si vede ancora la prua. E sull’isola si curano ancora i malati: dal 1583 vi sorge l’ospedale Fatebenefratelli, fondato dai seguaci di san Giovanni di Dio.

Il bastone di Asclepio

Nelle immagini che lo rappresentano, Asclepio è accompagnato da un serpente, avvolto intorno al suo bastone o acciambellato sotto il trono. Il bastone di Asclepio, un serpente attorcigliato intorno a una verga, è diventato il simbolo della guarigione e delle professioni sanitarie in molti paesi. Lo trovi nel logo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e nella Stella della vita, l’emblema delle ambulanze e dei soccorsi negli Stati Uniti.

In alcuni santuari di Asclepio la scena aveva di che sorprendere: i malati venivano a dormirvi nella speranza di guarire, e serpenti addomesticati circolavano accanto a loro.

Bastone o caduceo: come distinguerli

  • Il bastone di Asclepio porta un solo serpente e nessuna ala.
  • Il caduceo di Ermes è una bacchetta sormontata da due ali, intorno alla quale si intrecciano due serpenti.
  • Nel Nord America il caduceo ha spesso preso il posto del bastone come simbolo medico, per una confusione tra i due emblemi.

Un serpente senza ali: Asclepio. Due serpenti con le ali: Ermes.

Il serpente di bronzo di Mosè

Anche la Bibbia conosce un serpente che guarisce. Nel libro dei Numeri, gli Israeliti vengono morsi dai serpenti nel deserto. Mosè fa un serpente di bronzo e lo pone su un’asta: chi è stato morso e lo guarda resta in vita. Secoli dopo il re Ezechia lo fece distruggere, perché era diventato oggetto di culto.

Cambiare pelle per rinascere

Gli antichi non avevano bisogno della biologia per notare la pelle vuota. Agli occhi di molti popoli, il serpente sembrava rinascere ogni volta che la lasciava. In diverse religioni antiche lo si credeva perfino immortale: poteva cambiare pelle all’infinito e restare eternamente giovane.

India: una nuova nascita

In India la muta simboleggia una nuova nascita. Il serpente vi rappresenta insieme la rinascita, la morte e la condizione mortale. Nelle sue tradizioni i naga, esseri serpente, custodiscono le acque e i tesori nascosti.

Gilgamesh e la pianta rubata

Un racconto antico che lega il serpente alla giovinezza viene dalla Mesopotamia. È l’Epopea di Gilgamesh, la cui prima versione conosciuta fu scritta in accadico tra il XVIII e il XVII secolo a.C. L’eroe, Gilgamesh, riesce a procurarsi una pianta che ridona la giovinezza. Poi, durante una sosta, un serpente gliela ruba. Gilgamesh torna a casa mortale come prima: la pianta, ormai, ce l’ha il serpente.

Il serpente che si morde la coda

Gioiello a forma di otto: serpente a squame verdi che si morde la coda, posato su una pietra chiara
Un serpente che si morde la coda: l’uroboro.

Dalla muta al cerchio il passo è breve. L’uroboro è un serpente, o un drago, che si morde la coda. Il suo nome greco unisce le parole «coda» e «vorace». Secondo la voce francese di Wikipedia dedicata all’uroboro, la rappresentazione più antica conosciuta è probabilmente egizia e risale al XVI secolo a.C.; un altro uroboro compare su una cappella di Tutankhamon. Gli Egizi vi leggevano il ciclo del tempo e l’eternità.

Molto più tardi, intorno all’anno 300, l’alchimista Zosimo di Panopoli ne ricavò una formula: il Tutto è uno, esiste grazie all’Uno e all’Uno ritorna. Una fine che si ricongiunge al suo inizio: è l’idea stessa della muta, disegnata in tondo.

Anche altri animali incarnano la longevità: ne parliamo nell’articolo sulla tartaruga, simbolo di lunga vita.

Tentatore, caos, gigante: l’altro volto

Lo stesso animale che guarisce può anche uccidere. La cattiva fama del serpente è antica quanto quella buona.

Il tentatore della Genesi

Nella Genesi un serpente inganna Adamo ed Eva e li spinge a disobbedire a Dio. La tradizione lo ha poi identificato con Satana. È forse l’immagine più nota in Occidente: il serpente astuto, quello che sussurra. Eppure alcune correnti gnostiche hanno fatto il contrario: lo hanno lodato per aver portato la conoscenza agli esseri umani.

Egitto: minaccia e protezione

L’antico Egitto mostra bene le due facce. Da una parte Apophis (Apep), il serpente del caos, cerca di inghiottire la barca del sole, e ogni volta viene sconfitto. Dall’altra l’ureo, un cobra eretto, sta sulla fronte del faraone per proteggerlo dai nemici. Incarna la dea Uadjet.

Più a nord, un serpente gigante

Nella mitologia nordica, Jörmungandr è un serpente smisurato. Niente astuzia né guarigione, qui: solo dimensioni fuori dal comune.

Prudenti come i serpenti

Perfino l’astuzia può diventare una virtù. Nel Vangelo secondo Matteo, nella traduzione della CEI, Gesù dice: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe». L’astuzia del tentatore diventa così prudenza.

Piumato, buono, saggio: il serpente come divinità

In altre tradizioni il serpente assume un ruolo protettivo o benefico:

  • In Mesoamerica, Quetzalcóatl, il «serpente piumato», è associato al vento, all’alba e al pianeta Venere; simboleggia il rinnovamento, la saggezza e l’unione tra terra e cielo.
  • Nel Dahomey, in Africa occidentale, il Danh-gbi è un dio serpente benefico, legato alla saggezza e alla felicità.
  • In molte credenze locali i serpenti sono spiriti della terra.
  • In tempi più recenti, Carl Jung ha visto nel serpente un’immagine dell’inconscio e della trasformazione personale.

Da una cultura all’altra, il serpente è stato adorato e temuto insieme: un simbolo doppio, come la statua di Cocullo coperta di serpi in onore di un santo che protegge dai loro morsi.

Il significato spirituale del serpente: cosa è documentato e cosa si crede

Due serpenti sul bordo di un sentiero di terra: uno piccolo acciambellato su una pietra coperta di muschio, uno più grande e scuro con un collare giallo disteso nell’erba secca
Due serpenti a bordo sentiero: uno piccolo sulla pietra, uno più grande nell’erba.

Chi cerca il significato spirituale del serpente ha spesso in mente una scena precisa: un serpente che attraversa il sentiero, una pelle trovata in giardino, un sogno che ritorna.

Conviene distinguere due cose:

  • ciò che è documentato: il serpente muta più volte l’anno, non chiude mai gli occhi, sente gli odori con la lingua. Se te lo trovi davanti, è prima di tutto un carnivoro a caccia, o un animale che cerca un angolo umido per mutare;
  • ciò che appartiene alle credenze: a seconda della tradizione, lo stesso serpente evoca la rinascita (l’India, l’uroboro), la guarigione (Asclepio), l’astuzia (la Genesi), la prudenza (il Vangelo) o la saggezza (Quetzalcóatl).

Il serpente non ha quindi un unico significato spirituale. Nessuna fonte stabilisce quale sia la lettura giusta: queste letture dicono soprattutto che cosa ogni popolo sperava o temeva. Se una pelle vuota ti fa pensare a un cambiamento, a una pagina girata o a un nuovo inizio, quella lettura ti appartiene.

Regalare un animale da appuntare: a chi e con quali parole

A chi può fare piacere

Con queste storie in testa, un animale da indossare diventa un piccolo messaggio. Qualche idea:

  • a chi comincia una nuova vita, con un trasloco, un nuovo lavoro o un cambio di mestiere, per la pelle che si rinnova;
  • a un’infermiera, a un’operatrice sanitaria, a una studentessa di medicina, per il serpente di Asclepio;
  • a un’amica che si rialza dopo un periodo difficile;
  • a una persona prudente, che riflette prima di agire;
  • a chi ama gli animali che non lasciano nessuno indifferente.

Due parole sul biglietto

  • «Per una pelle nuova e un nuovo inizio.»
  • «Che questa pelle nuova ti stia a pennello.»
  • «Un po’ di prudenza e tanti colori.»

Un animale stilizzato da indossare

Diciamolo subito: in negozio non troverai un serpente. L’animale stilizzato che ti aspetta tra le nostre spille di bigiotteria ha quattro zampe dalle dita aperte e una lunga coda arricciata. La sua sagoma può ricordare una lucertola o un geco, senza riprodurre una specie precisa.

Ha una grande testa rosa con occhi bianchi e neri, un corpo blu e viola, una coda nei toni del verde, del rosa e del pesca. Lungo il dorso si allineano tre elementi in rilievo (verde pallido, rosa e grigio azzurro) e due piccoli tondi trasparenti. È in acciaio color argento e si fissa con una chiusura magnetica. Su un cappotto nero, una giacca di jeans o un maglione color panna, i suoi colori risaltano bene.

Lo trovi nella nostra selezione di spille a forma di rettile. E se preferisci altri animali, gatti, cani, uccelli e tartarughe sono tra tutte le nostre spille a forma di animale.

Il simbolismo del serpente in sintesi

In breve: il serpente può significare guarigione, rinascita, eternità, prudenza, pericolo o caos. Quale significato prevale dipende dalla tradizione e dal racconto che la accompagna.

Tradizione o fonteRacconto o figuraChe cosa rappresenta il serpente
Abruzzo, oggiLa festa dei serpari di Cocullo, prima ancora la dea AngiziaLa protezione dai morsi e dai veleni
Roma anticaIl serpente di Esculapio sull’Isola TiberinaLa fine della peste, la cura
BiologiaLa muta, la lingua, gli occhi senza palpebreUn animale che si rinnova
GreciaIl bastone di AsclepioLa guarigione, la medicina
Bibbia (Numeri)Il serpente di bronzoLa guarigione
IndiaLa muta, i nagaLa rinascita, la morte, la custodia delle acque
MesopotamiaGilgamesh e la pianta della giovinezzaColui che porta via la giovinezza
Egitto, poi alchimiaL’uroboroIl ciclo del tempo, l’eternità
Bibbia (Genesi)Il tentatoreL’astuzia, la disobbedienza
EgittoApophis e l’ureoIl caos e la protezione del re
Vangelo secondo Matteo«Prudenti come i serpenti»La prudenza
MesoamericaQuetzalcóatlIl rinnovamento, la saggezza
Carl JungL’archetipoL’inconscio, la trasformazione

Domande frequenti

Da dove viene la parola «serpente»?▾

Dal latino serpens, «animale che striscia», participio presente del verbo serpere, «strisciare».

Perché il saettone si chiama anche colubro di Esculapio?▾

Il nome viene da Esculapio (Asclepio per i Greci), il dio della medicina, rappresentato con un bastone intorno al quale si avvolge un serpente. Il saettone non è velenoso: uccide le prede per costrizione.

Qual è il simbolo dei farmacisti in Francia?▾

In Francia è la coppa di Igea: una coppa intorno alla quale si avvolge un unico serpente. Non va confusa né con il bastone di Asclepio, simbolo della medicina, né con il caduceo di Ermes.

Che cosa c’entra l’uroboro con la chimica?▾

Il chimico August Kekulé ha affermato che l’immagine di un serpente che si morde la coda, l’uroboro, gli aveva ispirato la scoperta della struttura del benzene.

Che cos’è la festa di Nag Panchami?▾

È una grande festa indù dedicata ai serpenti. I fedeli offrono latte e incenso alle statue dei serpenti.

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